Valnerina
la via dei castelli
La Valnerina fu
transitata, sin dal periodo preistorico dell'età della pietra, dalle tribù appenniniche
verso i terrazzi fluviali durante l'ultima glaciazione e fu abitata prima della conquista
romana, da una tribù sabina detta Naharci. La valle si dirama a triangolo collegando
l'Umbria al Piceno e all'Abruzzo, in un paesaggio vario e pittoresco. Il fiume Nera
divenne successivamente linea di demarcazione tra Umbri e Sabini, fu luogo di numerosi
assedi e saccheggi, che delinearono il carattere austero e riservato di questa
popolazione. Nel XIII secolo vi giunsero uomini scalzi per predicare "pace e
libertà", figli di un altro grande umbro, Francesco d'Assisi.
Nel 290 A.C. il Console Romano M. Curio Dentato, fece realizzare un canale "Cavo
Curiano". Il canale fu realizzato, per far defluire le acque stagnanti del fiume
Velino, dalla valle Reatina fino alla rupe di Marmore, da dove con un salto di 165 MT
precipitavano nel sottostante fiume Nera. I documenti storici denotano come l'evento ebbe
una notevole risonanza, probabilmente per rafforzare il prestigio di Roma fra le
popolazioni Umbre da poco conquistate. La leggenda invece narra che un pastorello, Velino,
mentre si riposava dopo una battuta di caccia affacciatosi dalla rupe, rimase incantato
dalla bellezza della giovane Nerina, che asciugava al sole i suoi biondi capelli. La
giovane, fu sorda ai sospiri e alle lacrime del pastorello il quale ricorse allora a
Cupido, che per vendicare il crudele rifiuto fece precipitare Nerina nel fiume sottostante
che da lei prese il nome. Venere impietosita dai lamenti della giovane la guarì dalle
ferite trasformandola in una Ninfa immortale. Alla notizia della disgrazia il pastorello
pianse amaramente, le sue copiose lacrime si sparsero per il bacino Reatino e tracimarono
dalla rupe, così il Velino poté raggiungere la bella Ninfa del Nera. In diverse epoche
la bellezza di questo luogo ha ispirato poeti ed artisti, si pensa che Virgilio
nell'Eneide si riferisca alla cascata quando cita "una valle d'oscure selve un fiume
che per gran sassi, rumoreggia e cade" Anche Lord Bayron noto viaggiatore inglese del
1800 descrisse la Cascata come uno degli spettacoli più avvincenti visti nel corso dei
suoi viaggi.
Arrone
A 13 Km da Terni sorge
Arrone, alla confluenza della strada di fondo valle con l'antico percorso che conduceva
alla piana Reatina, molto transitato in passato. Il paesino ha preso il nome dagli antichi
feudatari del luogo: i nobili Arroni, fondato secondo lo storico Iacobilli, nel 880 DC.
Per alcuni secoli riuscirono a crescere ed estendere il loro dominio su una zona molto
vasta, ma nel 1229 furono sottomessi dal Podestà di Spoleto.
Il paesino è composto da due insediamenti: uno più moderno sviluppatosi a valle intorno
alla Chiesa di S. Maria Assunta, l'altro più antico intorno al castello detto
"Terra" (cinta murata).
Vicino la piazza del paese c'è la Chiesa di S. Maria Assunta eretta nel 1200 e ampliata
delle navate laterali nel XIV secolo. L'interno è quasi completamente affrescato e
presenta opere del XV e XVI secolo, tra le quali spiccano i dipinti di Jacopo Siculo da
Giuliana (1521) e di pittori spoletini ispirati al Lippi (1460). Nell'altra parte, che si
sviluppa intorno al possente castello, vale la pena visitare la chiesa trecentesca di San
Giovanni Battista che conserva affreschi datati 1486.
Arrone rappresenta, la linea di "frontiera" tra la Valnerina Ternana e quella
Spoletina. I diversi caratteri di queste due aree hanno origine recente, riferiti
soprattutto allo sviluppo di Terni come importante centro industriale. Caratteristici sono
i canti tipici arronesi con l'uso del "Discanto", forma polifonica arcaica, ma
le esperienze di lotta operaia hanno introdotto nei canti popolari della zona, temi
politici e in generale "di fabbrica".
Il paese si trova a 239 Mt. s.l.m.
Montefranco
La storia di Monte Franco è legata a doppio filo a quella di Arrone. Al sorgere dei
Comuni, infatti, il potente Comune di Spoleto costrinse i nobili Arroni a non molestare i
sudditi che erano andati a costruire un castello sul colle Bufone, nel versante opposto
della Valnerina, così si spiega l'origine di Montefranco. Alcuni abitanti sobillati da
Spoleto andarono ad abitare sulla riva opposta per sottrarsi alle servitù degli Arroni.
Il "Castel Bufone" fu edificato nel 1228, in cambio del colle gli arronesi di
Bufone si impegnarono a pagare a Spoleto, il "focatico" tassa per foco o
famiglia e le "Collette" su i terreni iscritti al catasto, infine a costruire il
castello in "Nome di Spoleto". Nell'atto Costitutivo è scritto: " Nel nome
della Santissima Trinità l'anno del Signore (anno Domini) 1228 ... Ogni anno rinnoveremo
il giuramento di fedeltà, ogni anno offriremo un cero di 10 libre alla patrona di Spoleto
Maria Assunta sotto la pena di 10 Marchi d'Argento".
Il Castello sorge su uno sperone di roccia naturalmente fortificato con ai piedi del colle
due torri, una quadrata e una circolare (di cui restano i ruderi) che completano il
sistema di difesa.
Purtroppo la zona circostante al castello è stata profondamente alterata dalla recente e
disordinata espansione edilizia, comunque dalla rocca si può ammirare uno scorcio unico
della Valnerina.
Passeggiando nei vicoli, colpisce la bellezza di un piccolo edificio costruito nel 1753,
la Chiesa di San Pietro, perfettamente omogeneo anche all'interno, da apprezzare la
"cantarea lignea" e l'altare con una tela raffigurante l'Immacolata e Santi
attribuita a Stefano Pozzi (Roma 1707-1768). Poco fuori il centro abitato, da visitare vi
è la Chiesa della Madonna del Carmine, con l'interno a navata unica ed affreschi
risalenti all'inizio del secolo XVII esclusa l'Ascensione del cinquecento.
Una visita va dedicata al convento di San Bernardino da Siena, ai piedi del paese lungo la
strada che porta ad Arrone. Fu costruita nel luogo dove sorgeva l'antica chiesa di San
Primiano, oggi si vedono due edifici contigui ben distinti tra loro; la Chiesa e
l'oratorio, la prima è un semplice ambiente con forma esterna a capanna, coperta da una
volta a botte, nel secondo si possono ammirare gli affreschi di un seguace umbro del
Gozzoli del primo cinquecento: la Vergine in adorazione del Bambino con diversi Santi.
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