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Azienda Agricola
Agriturismo "La Vaccheria"
di Rosati Alceo
SS Valnerina n.13
Montefranco (Terni)

Valnerina la via dei castelli

wpeD.jpg (5792 byte)La Valnerina fu transitata, sin dal periodo preistorico dell'età della pietra, dalle tribù appenniniche verso i terrazzi fluviali durante l'ultima glaciazione e fu abitata prima della conquista romana, da una tribù sabina detta Naharci. La valle si dirama a triangolo collegando l'Umbria al Piceno e all'Abruzzo, in un paesaggio vario e pittoresco. Il fiume Nera divenne successivamente linea di demarcazione tra Umbri e Sabini, fu luogo di numerosi assedi e saccheggi, che delinearono il carattere austero e riservato di questa popolazione. Nel XIII secolo vi giunsero uomini scalzi per predicare "pace e libertà", figli di un altro grande umbro, Francesco d'Assisi.
Nel 290 A.C. il Console Romano M. Curio Dentato, fece realizzare un canale "Cavo Curiano". Il canale fu realizzato, per far defluire le acque stagnanti del fiume Velino, dalla valle Reatina fino alla rupe di Marmore, da dove con un salto di 165 MT precipitavano nel sottostante fiume Nera. I documenti storici denotano come l'evento ebbe una notevole risonanza, probabilmente per rafforzare il prestigio di Roma fra le popolazioni Umbre da poco conquistate. La leggenda invece narra che un pastorello, Velino, mentre si riposava dopo una battuta di caccia affacciatosi dalla rupe, rimase incantato dalla bellezza della giovane Nerina, che asciugava al sole i suoi biondi capelli. La giovane, fu sorda ai sospiri e alle lacrime del pastorello il quale ricorse allora a Cupido, che per vendicare il crudele rifiuto fece precipitare Nerina nel fiume sottostante che da lei prese il nome. Venere impietosita dai lamenti della giovane la guarì dalle ferite trasformandola in una Ninfa immortale. Alla notizia della disgrazia il pastorello pianse amaramente, le sue copiose lacrime si sparsero per il bacino Reatino e tracimarono dalla rupe, così il Velino poté raggiungere la bella Ninfa del Nera. In diverse epoche la bellezza di questo luogo ha ispirato poeti ed artisti, si pensa che Virgilio nell'Eneide si riferisca alla cascata quando cita "una valle d'oscure selve un fiume che per gran sassi, rumoreggia e cade" Anche Lord Bayron noto viaggiatore inglese del 1800 descrisse la Cascata come uno degli spettacoli più avvincenti visti nel corso dei suoi viaggi.

Arrone

wpeF.jpg (9444 byte)A 13 Km da Terni sorge Arrone, alla confluenza della strada di fondo valle con l'antico percorso che conduceva alla piana Reatina, molto transitato in passato. Il paesino ha preso il nome dagli antichi feudatari del luogo: i nobili Arroni, fondato secondo lo storico Iacobilli, nel 880 DC. Per alcuni secoli riuscirono a crescere ed estendere il loro dominio su una zona molto vasta, ma nel 1229 furono sottomessi dal Podestà di Spoleto.
Il paesino è composto da due insediamenti: uno più moderno sviluppatosi a valle intorno alla Chiesa di S. Maria Assunta, l'altro più antico intorno al castello detto "Terra" (cinta murata).
Vicino la piazza del paese c'è la Chiesa di S. Maria Assunta eretta nel 1200 e ampliata delle navate laterali nel XIV secolo. L'interno è quasi completamente affrescato e presenta opere del XV e XVI secolo, tra le quali spiccano i dipinti di Jacopo Siculo da Giuliana (1521) e di pittori spoletini ispirati al Lippi (1460). Nell'altra parte, che si sviluppa intorno al possente castello, vale la pena visitare la chiesa trecentesca di San Giovanni Battista che conserva affreschi datati 1486.
Arrone rappresenta, la linea di "frontiera" tra la Valnerina Ternana e quella Spoletina. I diversi caratteri di queste due aree hanno origine recente, riferiti soprattutto allo sviluppo di Terni come importante centro industriale. Caratteristici sono i canti tipici arronesi con l'uso del "Discanto", forma polifonica arcaica, ma le esperienze di lotta operaia hanno introdotto nei canti popolari della zona, temi politici e in generale "di fabbrica".
Il paese si trova a 239 Mt. s.l.m.

Montefranco
La storia di Monte Franco è legata a doppio filo a quella di Arrone. Al sorgere dei Comuni, infatti, il potente Comune di Spoleto costrinse i nobili Arroni a non molestare i sudditi che erano andati a costruire un castello sul colle Bufone, nel versante opposto della Valnerina, così si spiega l'origine di Montefranco. Alcuni abitanti sobillati da Spoleto andarono ad abitare sulla riva opposta per sottrarsi alle servitù degli Arroni. Il "Castel Bufone" fu edificato nel 1228, in cambio del colle gli arronesi di Bufone si impegnarono a pagare a Spoleto, il "focatico" tassa per foco o famiglia e le "Collette" su i terreni iscritti al catasto, infine a costruire il castello in "Nome di Spoleto". Nell'atto Costitutivo è scritto: " Nel nome della Santissima Trinità l'anno del Signore (anno Domini) 1228 ... Ogni anno rinnoveremo il giuramento di fedeltà, ogni anno offriremo un cero di 10 libre alla patrona di Spoleto Maria Assunta sotto la pena di 10 Marchi d'Argento".
Il Castello sorge su uno sperone di roccia naturalmente fortificato con ai piedi del colle due torri, una quadrata e una circolare (di cui restano i ruderi) che completano il sistema di difesa.
Purtroppo la zona circostante al castello è stata profondamente alterata dalla recente e disordinata espansione edilizia, comunque dalla rocca si può ammirare uno scorcio unico della Valnerina.
Passeggiando nei vicoli, colpisce la bellezza di un piccolo edificio costruito nel 1753, la Chiesa di San Pietro, perfettamente omogeneo anche all'interno, da apprezzare la "cantarea lignea" e l'altare con una tela raffigurante l'Immacolata e Santi attribuita a Stefano Pozzi (Roma 1707-1768). Poco fuori il centro abitato, da visitare vi è la Chiesa della Madonna del Carmine, con l'interno a navata unica ed affreschi risalenti all'inizio del secolo XVII esclusa l'Ascensione del cinquecento.
Una visita va dedicata al convento di San Bernardino da Siena, ai piedi del paese lungo la strada che porta ad Arrone. Fu costruita nel luogo dove sorgeva l'antica chiesa di San Primiano, oggi si vedono due edifici contigui ben distinti tra loro; la Chiesa e l'oratorio, la prima è un semplice ambiente con forma esterna a capanna, coperta da una volta a botte, nel secondo si possono ammirare gli affreschi di un seguace umbro del Gozzoli del primo cinquecento: la Vergine in adorazione del Bambino con diversi Santi.

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